giovedì 2 febbraio 2023

CONSIGLI ALLA LETTURA - PUNTATA 08/23: SPECIALE TOPOLINO

Carissimi amici di Bergomix e grandiosi amanti della Nona Arte benvenuti sulle pagine del nostro blog per una nuova puntata della nostra rubrica dedicata ai consigli alla lettura dei fumetti!
In questa nuova puntata andremo a proporvi un bello speciale su recenti storie disneyane apparse sul settimanale "Topolino" e che, per certi versi, rappresentano idealmente la bellezza e l'inventiva del fumetto italiano.


Cosa hanno in comune? Il nome dello sceneggiatore, Francesco Artibani, una delle più importanti e produttive firme italiane della Nona Arte!

"DISNEY ONCE UPON A MOUSE... IN THE FUTURE: FANTASMI DEL FUTURO"







Pubblicata originariamente su: Topolino #3.502
Editore: Panini Comics
Soggetto e sceneggiatura: Francesco Artibani
Disegni e colori: Giovanni Rigano
Racconto autoconclusivo, 30 pagine a colori

Il 2023 è un anno molto importante per il mondo disneyano, i suoi protagonisti e i suoi fans, ricorrono infatti i 100 anni di attività della Walt Disney Company, la grande fabbrica delle meraviglie, della fantasia e dei sogni fondata dai fratelli Walt e Roy Disney.
Un secolo d'incanto, di storie e personaggi, di brand e di continua ricerca.
A volte stupisce pensare che questo immortale impero abbia avuto origine con un topo (e grazie ad un coniglio fortunato ma questa è un'altra storia).
I festeggiamenti del centenario sono approdati anche sulle pagine del settimanale Disney per eccellenza, "Topolino", con una storia molto particolare che di base omaggia il grande classico "Lonesome Ghosts" e, se vogliamo, anche quel gioiellino d'Oltralpe che è "Horrifikland".
Francesco Artibani, coadiuvato dalla visione artistica di Giovanni Rigano, trasporta il lettore in un ipotetico futuro, con una Topolinia frenetica, slanciata in verticalismi e dinamicità, lontana dalla visione classica che noi lettori abbiamo, e dove un canovaccio come quello di "Lonesome Ghosts" potrebbe difficilmente mantenere il fattore wow.
Sorprendentemente e fortunatamente però accade il contrario.
Alimentando quella fucina conosciuta come "sospensione dell'incredulità" Artibani riesce a districare un racconto solido, avvincente ed imprevedibile, raggiungendo appena quella sensazione di déjà vu data dai punti in comune col grande classico d'animazione e con diverse storie a fumetti.
Ricordiamoci tutti infatti che "Lonesome Ghosts"  ha già avuto diverse vite fumettistiche, la prima nel grande classico di Floyd Gottfredson, un paio di racconti ad esso legati e il remake a fumetti del cartone animato ad opera di Stefano Ambrosio e Claudio Sciarrone.
Qui però Francesco Artibani riesce a porre un particolare accento comico cogliendo (come un grande professionista come lui sa fare) le peculiarità di ogni singolo personaggio, sfruttandone sino in fondo le caratteristiche a favore della trama.
Il lettore si concentra moltissimo sulle azioni e sulle emozioni dei personaggi, sulla loro dinamicità e la loro recitazione, tenendo quasi in secondo piano la curiosità sul sovrannaturale.
Realtà e finzione però devono trovare modo di coesistere e Artibani riesce a trovare un saggio ed efficace compromesso.
Ad accendere la storia i disegni e i colori di Giovanni Rigano, un grande talento italiano non nuovo in casa Disney, avendo lavorato per i fumetti e le illustrazioni de Gli Incredibili, Pirati dei Caraibi, Luca e PK.
Di Giovanni Rigano ho sempre apprezzato moltissimo anche Daffodil, un bel racconto portato in Italia la prima volta, se non erro, da Edizioni BD e stampato in seguito nella sua completezza dalla Planeta De Agostini.
In questa storia Giovanni Rigano si presenta ai lettori con un forte timbro autoriale, con una grande sperimentazione che si rivela essere la corretta bilanciatura tra la visione classica dei personaggi e quella dettata dal fumetto dinamico umoristico contemporaneo.
Che si tratti di scenografie, importantissime per inquadrare il racconto e il suo incidere temporale, o dei personaggi con le loro anatomie e i loro costumi, l'artista riesce ad intercettare l'esigenza visiva del target dei lettori, imprimendo un linguaggio visivo efficace nel suo tratteggio e nel suo storytelling.
Per certi versi l'artista riesce nella realizzazione di una storia a fumetti che visivamente ricorda tantissimo l'espressività poetica di quei gioielli d'animazione firmati dallo Studio Ghibli.
Le tavole di Giovanni Rigano sono un vero spettacolo!
La sua gabbia, che rispetta il dictat classico del settimanale ma che al contempo riesce a piegare al proprio volere registico, racchiude vignette curate in ogni dettaglio, con personaggi che sfruttano tantissimo la propria struttura morbida, plastica ed estremamente dinamica.
Il linguaggio del corpo va a braccetto con la mimica dei volti, enfatizzando atmosfere ed emozioni, legando empaticamente il lettore.
Lo stile di Rigano sottolinea moltissimo un aspetto peculiare della realtà, la diversità fisica dei singoli, rendendo di fatto ogni protagonista unico nel proprio essere.
Anche la colorazione incide moltissimo sul risultato finale, con quelle tonalità acide, quelle sfumature plasmate dal gioco di luci ed ombre e di chiaroscuri.
Testo, disegno e colore si mescolano tra loro, fondendosi in un unico elemento!
Nel complesso una gran bella storia a fumetti che, come moltissimi racconti del settimanale, meriterebbe una ristampa il grande formato per permettere al lettore di addentrarsi ulteriormente in questo meraviglioso mondo futuristico impregnato di pura essenza disneyana.

"LE AVVENTURE DEL CAPITANO NERO: IL REGNO DI CRISTALLO"






Pubblicata originariamente su: Topolino #3.504 - 3.505 - 3.506
Editore: Panini Comics
Soggetto e sceneggiatura: Francesco Artibani
Disegni: Lorenzo Pastrovicchio
Chine: Michela Frare
Colori: Irene Fornari
Racconto in tre capitoli, 90 pagine a colori

Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, coadiuvati dalle chine di Michela Frare e dai colori di Irene Fornari, riportano i lettori nel mondo vittoriano di "19.999 Leghe sotto i Mari", andando a creare un racconto totalmente inedito ed originale, in grado di conservare la qualità narrativa ed artistica delle due precedenti parodie disneyane dei classici di Jules Verne.
La visione decisamente originale e, per certi versi, ancor più misteriosa di questo Capitano Nemo raggiunge l'apice in questa storia andandone a svelare inaspettatamente le origini, parecchio distanti dall'immortale opera romanzesca vittoriana.
Questa diversità, però, si dimostra essere la forza stessa del racconto, l'elemento fondante attorno a cui si sviluppa l'intera vicenda e che apre la via a strade mai finora battute.
Pur basandosi su quanto narrato nei precedenti capitoli, questa terza saga non diviene un epilogo, si comporta semmai al contrario, andando in direzioni imprevedibili, stravolgendo la possibile idea di una trilogia a favore di un indefinito numero di racconti.
Francesco Artibani tesse un racconto che trasporta immediatamente il lettore nel cuore dell'Età Vittoriana, in quell'esposizione universale di Parigi che tutt'oggi rappresenta simbolicamente un'epoca.
Il lettore occasionale riesce così a ritrovarsi in un preciso contesto e ad incontrare dei personaggi che, per quanto debiti di un precedente ed ampio background, non risultano affatto estranei. 
Dopotutto qui abbiamo sempre Topolino, Paperino, Minni, Paperina e Pippo che vestono ruoli ben precisi ed adatti alle proprie controparti classiche.
Anche i rapporti interpersonali del team dei personaggi subiscono un'ulteriore evoluzione, riuscendo non solo a ribadire quanto già narrato in precedenza, ma ponendosi persino in situazioni inedite.
E' forse la prima volta, infatti, in questa appassionante saga che vediamo il Capitano Nemo caratterialmente più simile alla propria parte romanzesca, tosto al punto giusto e talvolta in contrasto con la propria ciurma.
Artibani riesce sapientemente a districare questo aspetto, riuscendo però a non rendere antipatico un personaggio simbolo di questa epopea fumettistica.
Può essere che il segreto dietro a questa efficacia sia l'essere riuscito a creare un avversario inedito e distante, per certi versi, dai precedenti cattivi, presentandolo con un rancore personale e giustificabile nei confronti di Nemo.
Sarà per la sua caratterizzazione, così ostica al protagonista ed egocentrica, sarà per la sua definizione artistico visiva, Vultur tende a ricordare, e forse effettivamente a rifarsi, al celebre villain marvelliano Victor Von Doom, il Dottor Destino.
E' chiaro che un villain di questa portata non potesse esaurire il proprio arco narrativo in una sola vicenda ed è per questo che, da come il racconto è strutturato, sono sicuro che lo vedremo come cattivo fisso nel prossimo futuro.
Grande spazio del racconto viene dato anche alla scenografia, con una ambientazione segreta e abissale che diviene anch'essa co-protagonista dell'intera vicenda.
Un grande sforzo nel concretizzare questo racconto viene dato, come sempre, dall'instancabile ed accurato apporto artistico di Lorenzo Pastrovicchio che, dopo Pikappa, Darkenblot e Diary of a Wacky Knight, trova anche in questo fumetto linfa vitale per mettersi costantemente alla prova e regalare ai lettori un'esperienza immersiva totalmente unica.
Le sue tavole, così piacevoli e scorrevoli, mostrano tutto il know-how accumulato in anni di esperienza professionale, con una peculiare visione registica ed un'oculata strutturazione della gabbia.
Scenografie e costumi vengono curati nei minimi dettagli, oserei dire addirittura in maniera quasi ossessiva, andando ad enfatizzare il fattore wow nel corso della lettura.
Nulla viene lasciato al caso, la recitazione dei personaggi così plastica e naturale, così dinamica, sia essa legata all'impostazione anatomica dei corpi o all'accentuata espressività dei volti, risulta determinante e vincente nell'epicità del racconto.
Straordinarie le espressioni dei personaggi, emozionanti le scenografie, è davvero un fumetto spettacolare e coinvolgente.
La colorazione stessa con i suoi innumerevoli colori accessi e l'attenzione alle luci diviene essenziale nell'impatto visivo e nella scorrevolezza della lettura.
Nel complesso quindi un gran bel fumetto, non solo un'ottima parodia Disney ma anche una scommessa vinta su tutti i fronti, in grado di educare il lettore e di nutrire la sua fantasia.
Fossi un ragazzino non credo che sarei meno esaltato di quanto lo sono ora da lettore adulto.

Tutte le storie e gli albi in cui sono contenute sopra evidenziate sono ordinabili in fumetteria e attraverso il servizio arretrati di Prima Edicola.

Vi abbiamo incuriositi?
Prossimamente nuovi consigli di lettura!
Nel frattempo vi invitiamo a seguirci sui nostri canali social Facebook e Instagram per rimanere aggiornati sui nostri imperdibili eventi dal vivo dedicati alla Nona Arte e ai suoi indiscussi protagonisti!
L'anno di "Bergamo-Brescia: Capitale Italiana della Cutlura 2023" è iniziato e noi di Bergomix abbiamo preparato per voi amanti dei Fumetti una serie di incredibili appuntamenti!

LO STAFF DI ASSOCIAZIONE CULTURALE BERGOMIX

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sabato 28 gennaio 2023

CONSIGLI ALLA LETTURA - PUNTATA 07/23: "LA SINDROME DI LEONARDO"

Carissimi seguaci di Bergomix ed estimatissimi lettori di fumetti, benvenuti ad una nuova puntata della nostra rubrica di consigli alla lettura di fumetti.
Ancora una volta, grazie alla recensione del nostro Presidente, andremo a proporvi un'imperdibile lettura della Nona Arte, in questo caso si tratta dell'ultimissima opera di un nostro carissimo amico nonché sostenitore dalla prima ora di Bergomix, Maurizio Rosenzweig!

"LA SINDROME DI LEONARDO"






Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore - Feltrinelli Comics
Soggetto, sceneggiatura, disegni e copertina: Maurizio Rosenzweig
Brossurato, 224 pagine in bianco e nero, prezzo di copertina 22,00€

Maurizio Rosenzweig è stato uno dei primi autori che, da lettore ed appassionato, ho conosciuto e stimato. 
Erano i tempi di "John Doe", degli incontri di presentazione in fumetteria, e il suo modo di fare, di raccontare, di rapportarsi con gli altri mi ha sempre affascinato. 
Quando ho mosso i primi passi di Bergomix lui c'era ed è intervenuto più volte, nel corso degli anni, ai nostri eventi.
Nel frattempo ho letto praticamente tutto quello che Maurizio aveva realizzato in campo fumettistico, gli albi di "John Doe", la serie in volumi di "Davide Golia", il suo albo d'esordio sulle pagine di "Shanna Shock" (perdonami Maurizio se l'ho citato), i suoi disegni per le serie a fumetti "Vasco Comics" del Blasco nazionale nonché "Giada" e l'incredibile opera "Zigo Stella", ad oggi per me ancora l'opera magna dell'autore.
Maurizio negli anni è anche approdato sulle pagine della Bonelli, realizzando le tavole dell'indimenticabile "Astromostri" su "Le Storie" e ancora plasmando artisticamente alcuni albi della serie "Dampyr" che, diciamolo tranquillamente, senza la sua visione e il suo tratto non avrebbero avuto lo stesso impatto di lettura.
Con "La Sindrome di Leonardo" Maurizio Rosenzweig torna da protagonista sul palco della libreria e della fumetteria, con un'opera tanto intimista quanto necessaria per spiegare cosa significa fare fumetto.
Ora, non so quanto della propria vita Maurizio abbia riversato in questo volume, non sono la persona giusta per indagare, ma si evince, pagina dopo pagina, che in quanto narrato c'è qualcosa di molto personale.
Sicuramente l'aspetto dell'insegnamento sul fare fumetto rispecchia appieno il suo know-how, la sua lunga esperienza maturata dietro la cattedra della scuola di fumetto, lo vedi dalla cura e dai testi che quanto ivi narrato è qualcosa di concreto e quotidiano.
Maurizio, almeno dalla mia esperienza di osservatore esterno, ha sempre tenuto ad insegnare agli aspiranti fumettisti cosa significa fare fumetto.
Dalle sue classi sono usciti grandissimi professionisti dell'arte come Matteo Cremona, Moreno Dinisio, Vanessa Belardo, Filippo Curzi, Luca Rota Nodari e molti altri ancora, segno che il suo metodo d'insegnamento è sempre stato corretto ed improntato sulla grande passione nei confronti della Nona Arte.
Questo volume è una vera e propria lezione sul fare fumetto, un viaggio offerto alle menti e agli occhi di chi oggi vuole approcciarsi a questa meravigliosa arte, ma che sempre più erroneamente si fa sedurre dalla facilità e dalla non curanza che negli ultimi anni si è resa sempre più manifesta nelle produzioni fumettistiche.
Senza fare nomi, ma ogni vero amante del Fumetto che si rispetti lo può notare, soprattutto sugli scaffali delle librerie, troviamo molti nomi pubblicati più per motivi altri che per qualità d'immagine e contenuti di testo.
Ed è proprio contro questa tendenza che, secondo me, l'opera di Maurizio si staglia.
D'altro canto "La Sindrome di Leonardo" scende ancora più in profondità, offrendo un ulteriore livello di lettura, ovvero quello del "blocco dell'artista".
Il protagonista, Leonardo (che splendido nome), si trova ad un punto della propria vita in cui, guardandosi intorno e alle spalle, fatica a trovare un riferimento ed uno slancio per evolvere da quanto fatto in precedenza.
Le sue idee paiono buone ma non sufficienti a dar corpo ad un'opera, facendo precipitare lo spirito dell'autore in un'oscurità da cui fatica ad uscire.
Leonardo rappresenta a tutti gli effetti quegli autori che una ventina, o poco meno, d'anni fa erano sulla breccia e che oggi faticano a rimanere al passo coi tempi, ad evolvere anticipando gusti e mode o che, purtroppo, si sono arresi.
E' senza dubbio un racconto profondo che si offre ad un pubblico maturo in grado di cogliere sottigliezze, di vedere al di là del semplice "è bello" o "mi piace".
Un vero e proprio fumetto autoriale, come d'altronde Maurizio ci ha ben abituati a leggere, che spicca tra moltissime opere contemporanee.
Dal punto di vista artistico c'è ben poco da aggiungere a quanto negli anni si è detto sul tratto di Rosenzweig, sul suo plasmare una base realistica in una visione sufficientemente sporcata dal tratteggio ma sempre rispettosa della leggibilità, dello storytelling. 
Il suo modo di muovere e far recitare naturalmente i personaggi è ben mirabile, lo trovo anzi tra le migliori soluzioni per creare empatia già al primo sguardo. 
Che si tratti del protagonista o delle sue creature immaginarie, l'autore imprime un forte senso di dinamicità, di costante ritmo, di espressività anatomica e del volto, accentuando emozioni ed atmosfere.
Ci terrei tanto a far notare come in quest'opera la cura di Maurizio sia peculiare, partendo dalla strutturazione della gabbia.
Un occhio ben attento nota come in questo volume l'autore abbia voluto omaggiare le differenti gabbie e stili di fumetto, sia italiani che stranieri, sfruttando il tutto appieno in parallelo ai contenuti e alla narrazione.
E ancora, come non notare l'idea di offrire una visione concreta di cosa significa fare un bozzetto o una serie di storyboard, disegnare a matita con amore e dedizione e ancora riuscire a modulare i bianchi sul nero della china.
Maurizio mostra tutto il know-how accumulato in decenni d'esperienza e lo mette palesemente a disposizione del lettore.
Ogni tavola tira l'altra, quando inizi a leggere questo fumetto non puoi fare a meno di continuare sino alla fine, comprendendo, capitolo dopo capitolo, il pieno significato dell'opera.
C'è un sotto testo meta fumettistico in "La sindrome di Leonardo", un "lascito testamentario" che pone l'opera sul podio delle migliori produzioni dell'autore.
Chi come me ha avuto modo di conoscere Maurizio trova tra le pagine tutti gli elementi e i rimandi ai suoi gusti, alle sue passioni, trova tanto l'autore quanto l'uomo che tutti noi abbiamo sempre amato.
Nel complesso quindi una bellissima lettura, caldamente consigliata, una pubblicazione che Feltrinelli Comics ha proposto nel suo ormai canonico formato da graphic novel di libreria, con un rapporto qualità/prezzo in linea con le proposte di genere.
Potete trovare il fumetto in libreria e nelle migliori fumetterie.
Se amate la Nona Arte, fatevi un regalo e compratelo, non ve ne pentirete.


Vi abbiamo incuriositi? Prossimamente nuovi consigli di lettura!
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LO STAFF DI ASSOCIAZIONE CULTURALE BERGOMIX

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martedì 17 gennaio 2023

CONSIGLI ALLA LETTURA - PUNTATA 06/23: "BATMAN: UNA BRUTTA GIORNATA - IL PINGUINO"

Formidabili amici di Bergomix ed insuperabili lettori di fumetti bentornati, nuovamente, sul nostro blog per una nuova puntata della nostra rubrica di consigli alla lettura di fumetti.
Grazie alla recensione del nostro Presidente, andremo oggi ad illustrarvi un nuovo mirabolante fumetto, una bellissima e coinvolgente lettura dedicata ad uno dei più celebri avversari dell'Uomo Pipistrello.

"BATMAN: UNA BRUTTA GIORNATA - IL PINGUINO"





Editore: Panini Comics
Sceneggiatura: John Ridley
Disegni e Copertina: Giuseppe Camuncoli
Rifiniture: Cam Smith
Colori: Arif Prianto
Formato brossurato, 64 pagine a colori, 6,00€ prezzo di copertina

Sono due i personaggi dei fumetti che spiccano per la propria variopinta galleria d'avversari.
Uno è Spider-Man, i cui villains, più di tanti altri, sono entrati prepotentemente nell'immaginario di più generazioni, attraversando persino film, videogiochi e serie animate.
L'altro è senza ombra di dubbi Batman.
Ammettiamolo, l'Uomo Pipistrello e la stessa Gotham City non sarebbero gli stessi senza i colorati e psicopatici personaggi che da decenni editoriali li tediano.
Per celebrarne la peculiarità, DC Comics ha dato il via ad un progetto molto particolare, una serie di one-shot dedicati, uno ad uno, ad ogni singolo supercriminale che abbia varcato almeno una volta le porte dell'Arkham Asylum.
"Batman: Una Brutta Giornata" è una collana firmata da grandi nomi artistici della scuderia DC.
Nel caso di questo albo, la cui storia inizia e "finisce" proprio in questo singolo numero, troviamo lo scrittore e sceneggiatore Premio Oscar John Ridley, in coppia con l'eccellenza italiana Giuseppe Camuncoli, uno degli artisti nostrani più legati in assoluto al Cavaliere Oscuro.
La storia di questo fumetto, dai toni parecchio adulti e a tratti intimisti, è molto coinvolgente, ci presenta un Oswald Cobblepot che ha toccato il fondo, tenuto per troppo tempo lontano dalla sua Gotham City e dal ruolo di Boss della Malavita che gli spetta.
John Ridley tesse una trama avvincente che prevede una ricostruzione archetipa del personaggio, partendo da zero e facendogli guadagnare, pagina dopo pagina con la dovuta fatica, sempre più margine, fino al confronto finale con colui che gli aveva usurpato il trono del crimine, l'Uomo Ombrello.
Una figura inedita e che, se vogliamo, non è così dissimile da Cobblepot stesso.
Ci sarebbe parecchio da dire su questa figura, il fatto di essere un afroamericano vestito di bianco, parecchio violento ed impulsivo, quasi a simboleggiare quel senso di rivalsa da galoppino maturato per tutta la vita.
E' un racconto che ti incanta dalla prima all'ultima tavola, dove il lettore non può non empatizzare con un afflitto Pinguino e la sua morbosa voglia di vendetta verso colui che l'ha tradito togliendogli tutto ciò che aveva.
Il Pinguino, a differenza di molti altri criminali di Gotham City, non è dotato di abilità metaumane o di una psicosi incisiva tale da renderlo una scheggia impazzita, è una figura che ha compreso sin troppo bene da giovane come girava il mondo ed affetto da una deformazione fisica che lo fa rassomigliare ad un noto pennuto.
John Ridley l'ha ben compreso ed è riuscito a restituire un ritratto perfetto del personaggio, ponendo in parallelo un bellissimo racconto di ascesa criminale.
Per certi versi la storia ivi narrata rassomiglia a quella usata per la serie televisiva "Gotham", dove il Pinguino parte da zero, in più di un'occasione, per poi assurgere a figura di spicco e di riferimento per la criminalità della più oscura città d'America.
Ai disegni, come precedentemente detto, troviamo Giuseppe Camuncoli, artista che già in passato ha firmato alcuni racconti del Cavaliere Oscuro e dei suoi alleati.
Nonostante lungo la sua carriera abbia avuto modo di toccare alcune delle più importanti icone fumettistiche americane, ho sempre pensato che il tratto di Camuncoli fosse perfetto per raffigurare le avventure di Batman.
Sarà per quel suo taglio dinamico e spigoloso, per le linee marcate e decise, per l'incredibile cura del dettaglio e del registro recitativo dei personaggi, le tavole di Camuncoli sono per me un vero incanto, dotate non solo di un perfetto storytelling, ma anche di un'uniforme ed equilibrata composizione della gabbia.
Il suo taglio registico è tipicamente hollywoodiano, riesce a dare un portentoso senso ritmico di lettura anche solo attraverso il linguaggio visivo del Fumetto.
In questo albo mi è sembrato di notare un ulteriore sforzo dell'autore a proporre qualcosa di nuovo di se, andando a prendere dei potenti riferimenti visivi kirbiani e dinamici.
Ad arricchire queste tavole la paletta di colore di Arif Prianto che riesce a conferire vitalità e una ancor più forte emotiva atmosfera.
Nel complesso una squisita lettura, dove Batman lascia letteralmente spazio ad uno dei suoi più storici avversari.
L'edizione proposta per il mercato italiano da Panini Comics è un buon compromesso qualità prezzo.
Potete trovare e recuperare il fumetto in libreria e in fumetteria.

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LO STAFF DI ASSOCIAZIONE CULTURALE BERGOMIX

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lunedì 16 gennaio 2023

CONSIGLI ALLA LETTURA - PUNTATA 05/23: "VENOM: PROTETTORE LETALE - DEMONI OCCULTI"

Carissimi amici di Bergomix ed ineguagliabili divoratori di buone letture a fumetti, vi diamo nuovamente il benvenuto ad una nuova puntata della nostra rubrica di recensioni e proposte di lettura fumettistiche.
Anche oggi, grazie alla recensione del nostro Presidente, andremo a presentarvi una bellissima lettura, un ottimo esempio di retcon marvelliana che coinvolge, nel suo staff artistico, anche un'eccellenza italiana.

"VENOM: PROTETTORE LETALE - DEMONI OCCULTI"





Editore: Panini Comics
Soggetto e sceneggiatura: David Michelinie
Disegni a matita e chine: Ivan Fiorelli
Colori: Bryan Valenza
Formato cartonato, 120 pagine a colori, prezzo di copertina 18,00€.

Tra i villains di Spider-Man, Venom è stato, senza dubbio, quello più fortunato nel trovare una propria, seppur scostante, vita editoriale.
Ne è riprova la bellissima "Venom Collection" che Panini Comics propose qualche anno fa andando a ristampare consecutivamente tutte le miniserie e serie regolari che hanno visto per protagonista il non sempre amichevole V-Man.
Il fascino di Venom, seppur scontato, appare tutt'oggi un complesso mistero.
Sarà per l'immortale impronta visiva del personaggio così ipertrofica, visivamente figlia di quel periodo editoriale a cavallo tra gli Anni 80 e 90 di cui è uno dei pochissimi e validi sopravvissuti.
Sarà perché i suoi alterego, a partire dal primo intramontabile Eddie Brock, sono sempre stati dei personaggi tragicamente affascinanti, con un background complesso, interessantissimo e socialmente contemporaneo al periodo editoriale in cui si muovevano.
Sarà perché è a tutti gli effetti uno "Spider-Man" che non ce l'ha fatta, che è per alcuni aspetti, ancor più vicino al lettore e alle sue difficoltà quotidiane.
Sarà per queste e molte altre motivazioni tecnico-artistiche-sociali, ma ad oggi Venom è l'antieroe ragnesco, assieme al Punitore, ad aver accumulato il maggior numero di pagine e storie a fumetti.
"Venom: Protettore Letale - Demoni Occulti" si inserisce nel contesto celebrativo dell'icona del V-Man, andando a muoversi in un preciso periodo editoriale, quello delle origini che vede Eddie Brock e il simbionte muovere i primi passi in cerca della vendetta nei confronti di Peter Parker, colpevole di essere il responsabile della loro caduta.
Ai testi di questa miniserie torna per l'occasione David Michelinie, un autore che nella Casa delle Idee ha fatto storia, non solo perché ha introdotto/co-creato il personaggio classico di Venom, ma anche per essere stato il demiurgo di alcuni dei più bei cicli narrativi di Spider-Man e Iron Man.
In questa miniserie l'attenzione è tutta focalizzata su Eddie Brock e il legame che sta sviluppando con il simbionte, il suo voler trovare una propria strada che sembra indirizzata verso un nefasto futuro per Spider-Man, nonché la comprensione dei limiti dei superpoteri di Venom tramite il confronto con un folto sottobosco criminale di seconda scelta.
Michelinie coglie l'occasione per offrire ai lettori una storia di formazione, un racconto che mostra e in parte spiega perché i primi confronti tra Venom e Spider-Man sono stati fisicamente potenti e senza esclusione di colpi, mostrando il V-Man come un vero e proprio uragano pienamente conscio delle proprie abilità.
A ben pensarci persino criminali come l'Uomo Sabbia, lo Scorpione ed Electro hanno impiegato diverso tempo a comprendere appieno le proprie potenzialità, nel susseguirsi di una sconfitta dietro l'altra, quindi perchè per Venom non può essere stato lo stesso?
In questo caso stiamo parlando, tra l'altro, di un personaggio che è riuscito a spingersi ben oltre la figura del cattivo, divenendo un vero e proprio antieroe o eroe dark, elemento di cui Michelinie dimostra ancora una volta piena consapevolezza.
Col senno di poi, maturato in anni di lettura fumettistica, rivedere ora Eddie Brock nei suoi primi periodi da Venom mostra tutto un altro sapore, non solo semplice intrattenimento ma uno sviluppo molto più tragico.
E' interessante notare anche la scelta del villain che mette a dura prova Venom, proveniente dalle storie di Iron Man e qui, forse, per la prima volta alle prese in questa sfida cervello-muscoli con il V-Man.
Ai disegni troviamo un recente astro della costellazione delle eccellenze italiane della Nona Arte, Ivan Fiorelli.
Penso di esser stato tra i pochi fortunati lettori a veder crescere professionalmente Ivan Fiorelli, dalla sua prima prova con Edizioni Arcadia al suo periodo bonelliano, sino agli importanti titoli Marvel che sta firmando in questi ultimi anni.
"Avengers" ed "Amazing Spider-Man" sono solo alcune delle testate di punta che Ivan Fiorelli ha firmato, e sta tutt'ora firmando, in questo periodo, riprova che la sua arte è molto ricercata ed interessante sia agli occhi degli editor della Casa delle Idee che dei lettori.
Le tavole di "Venom: Protettore Letale - Demoni Occulti" mostrano appieno la maestria di Ivan Fiorelli, la sua sapiente costruzione della gabbia che non perde mai mordente o fluidità nello storytelling, la sua sintesi registica che non dimentica di dare direzione ed azione alla narrazione.
E ancora, la dinamicità che imprime ai personaggi, sia nelle più accese scene d'azione che in quelle più tranquille, il suo riuscire a farli recitare al pieno delle loro possibilità, sia attraverso la potente ed emotiva mimica facciale che la fenomenale recitazione fisico anatomica.
A parer mio c'è un bellissimo lavoro nel ritrarre Eddie Brock e i suoi turbamenti, tale da rendere effettivamente empatico il personaggio col lettore. 
Penso che Ivan Fiorelli abbia colto e rielaborato appieno la sceneggiatura e le intenzioni di David Michelinie, riportando noi lettori in quell'esatto periodo storico ed editoriale, trasmettendo visivamente ed emotivamente le atmosfere fumettistiche del periodo.
Vedo nel tratto di Ivan Fiorelli una sintesi precisa in grado di coniugare le necessità visive del lettore contemporaneo, ma senza voler copiare un determinato stile, rielaborandone semmai diversi trovando una propria identità artistica. 
Ed ho l'impressione che, nonostante l'incontestabile bravura, l'artista sia solo agli inizi del proprio periodo d'oro.
Vedremo se il tempo mi darà ragione.
Ad animare le dettagliate e mirabolanti tavole di Ivan Fiorelli ci sono i colori di Bryan Valenza.
La sua colorazione riesce a spingere i disegni oltre il proprio limite, facendo esplodere l'atmosfera delle tavole e trovando un buon compromesso tra la colorazione contemporanea e quella dei primi Anni 90.
Nel complesso quindi una bella lettura, con alti livelli narrativi ed artistici, che non solo celebra appieno Venom e il suo background, ma che riesce anche nell'intento di arricchirne le origini, lasciando soddisfatto sia il lettore neofita che il fan hardcore del personaggio.
Panini Comics ha pensato bene di proporre, per il mercato italiano, l'intera miniserie in un'unica soluzione nell'ormai imbattibile formato della linea Marvel Collection.
Un bel cartonato con un ottimo livello qualitativo in materiali di stampa e rilegazione e un prezzo in linea con i prodotti di genere, a portata di molti.
Potete trovare o recuperare il fumetto il libreria e in fumetteria.

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domenica 15 gennaio 2023

CONSIGLI ALLA LETTURA - PUNTATA 04/23: "IL DESTINO DI PAPERONE"

Carissimi lettori di fumetti ed impareggiabili followers di Bergomix, benvenuti ad una nuova puntata della nostra rubrica di consigli alla lettura di fumetti.
Grazie alla recensione del nostro Presidente, andremo a parlarvi oggi di una bellissima saga disneyana a puntate recentemente apparsa sulle pagine del settimanale Topolino.

"IL DESTINO DI PAPERONE"













Apparso originariamente su: TOPOLINO #3499-3503
Soggetto, sceneggiatura e disegni: Fabio Celoni
Colori: Luca Merli

"IL DESTINO DI PAPERONE" è un titolo importante per questo nuovo grande classico fumettistico disneyano, il cui significato appare più profondo di quanto non si possa pensare.
Fabio Celoni, prendendo spunto da un classico racconto del 1960 di Romano Scarpa, "Paperino e le lenticchie di Babilonia", coglie una grande opportunità di retcon, andando ad occupare un frammento di storia lasciato ai tempi opportunamente velato e mai raccontato.
In quella storia Zio Paperone rimase invischiato in un acceso alterco truffaldino con la Banda Bassotti, andando alla fine a perdere la propria intera fortuna.
Nell'ultima vignetta però, si andava a delineare un possibile lieto fine, mai fino ad oggi spiegato nei suoi dettagli.
Ed è qui che l'inventiva di Fabio Celoni si inserisce, andando ad effettuare un'operazione dalle svariate sfumature narrative e strutturali.
Innanzitutto ci troviamo innanzi alla decostruzione del personaggio di Zio Paperone, qui riportato agli albori della propria vita, privo di tutti i suoi beni e delle sue ben conservate ricchezze, posto innanzi allo spettro del fallimento, del dimenticatoio e delle più recondite paure umane.
Su questo aspetto Celoni calca sapientemente la mano, andando a strutturare un vero e proprio spaventoso fantasma col quale Paperone ha un accesso ed importante faccia a faccia in due occasioni.
Da lettore onnivoro con ormai più di trent'anni di letture alle spalle, e grazie alla lunga conoscenza artistica che ho dell'autore, devo dire di aver compreso sin da subito chi si celasse dietro questa mastodontica e spettrale figura.
Credo che buona parte dei lettori non sia stata però altrettanto sgamata, venendo presa alle spalle nella poetica e suggestiva rivelazione finale.
Lo Zio Paperone che ci troviamo di fronte è in poche parole un personaggio messo a nudo di fronte alle proprie umanità e sconfitta, che deve riscoprire se stesso e quel brivido per l'avventura, rivivere l'ebrezza della fatica di guadagnare da capo l'intera fortuna, riaffermandosi come il più furbo dei furbi nonché papero più ricco del mondo.
E' il suo destino e deve nuovamente dimostrarlo, soprattutto a se stesso.
Di capitolo in capitolo Paperon De Paperoni si riguadagna il proprio patrimonio, partendo per l'appunto, ancora una volta, da un decino che saprà far ben fruttare anche grazie all'esperienza accumulata negli anni.
E' una scena importante, carica di epicità, emozione e di significato quella del nuovo primo decino e che, se vogliamo, crea una nuova "Numero Uno" di Zio Paperone.
Chissà se qualcuno, magari Fabio Celoni stesso, avrà modo di rimettere mano a questo risvolto.
Denaro e pietre preziose sono solo alcuni degli elementi che hanno fondato la ricchezza di De Paperoni e Celoni dimostra di esserne ben a conoscenza.
Pur continuando a giocare, di capitolo in capitolo, sulle lenticchie di Babilonia, sviando volutamente l'attenzione del lettore, in realtà l'intera vicenda può essere vista su molteplici piani narrativi.
Da una parte non può non ricordare un novello adattamento del celebre romanzo dickensiano "Il Canto di Natale", che come tutti sappiamo è una delle ispirazioni per la strutturazione del personaggio di Paperone, vedendolo partire in solitaria in questa campagna contro il tempo, per poi sfruttare il nipotame ed infine allargando gli orizzonti della vista del proprio cuore nei confronti di chi, nonostante il caratteraccio, gli vuole bene.
Da questo punto di vista, se rileggiamo più volte l'intera storia, notiamo bene la differenza nel rapporto con la famiglia tra la seconda storia e l'ultima.
Dall'altra parte, è chiaro l'intento di ricordare come siano state le avventure in terre sconosciute, l'altra fonte di ricchezza dello zione.
Paperone, nel riscoprire non solo il piacere della conquista, ma anche nel veder riaffermare il proprio destino nell'avere il naso per gli affari, diviene la scintilla di piccole e sostanziali rivoluzioni di civiltà diverse dalla moderna Paperopoli. 
In un susseguirsi di avventure che ricordano per estro fantastico il sentiero dettato da Carl Barks, Romano Scarpa, Carlo Chendi e Rodolfo Cimino, Zio Paperone trascina il lettore in paesaggi affascinanti e dal forte fattore wow, incarnando se vogliamo la chiave di svolta per le diverse popolazioni sconosciute che li abitano, liberandole da gioghi complessi e spingendole in una direzione totalmente nuova da cui sia loro che Paperone possano trarre reciproco vantaggio.
Ad esempio la civiltà dei Canappioni che viene liberata da una monarchia dettata da un errato sistema di riconoscenza che li privava delle proprie ricchezze, il Popolo di Cristallo nelle viscere della terra che pensando di cambiare la propria forma per cercare un'irraggiungibile sfericità non si accorge di perdere la propria identità, la tribù degli equini desertici che si era persa nelle menzogne auto raccontatesi ed ancora l'alieno popolo spirulinico che non poneva caso a come sottrarre risorse per il proprio fabbisogno ponesse a rischio le vite altrui.
Tutti elementi che se vogliamo guardare attentamente sono proprio collegati alla figura di Zio Paperone, alla sua formazione, al suo sapersi mutare e, quando necessario, sacrificare per una visione più ampia delle cose.
Le avventure vissute in questa nuova saga si rivelano quindi necessarie alla ricostruzione e ricostituzione del personaggio di Zio Paperone, avvicinandolo se vogliamo alla visione contemporanea del personaggio che abbiamo, che amiamo e che è stata declinata anche a livello animato.
La saga è anche un racconto sul rischio d'impresa, dando persino indicazioni su come un impero finanziario possa porsi ed ergersi sopra sbagliati stilemi retorici.
E' una storia che celebra il personaggio sotto ogni suo aspetto, che esalta lo spirito per l'avventura e che dimostra alla base un attento studio di preparazione.
Dalla giungla al deserto, dalle profondità cristalline della crosta terrestre a quelle siderali dello spazio, Fabio Celoni, pur spinto da una grandissima e scoppiettante vena fantasiosa, dimostra di aver ricercato quanto più possibile fonti d'informazione scientifica certe e corrette.
Per chi come me è un divoratore di fumetti e di film non potrà sfuggire un piccolo rimando al film "The Core" nel capitolo "Zio Paperone e il Mondo di Cristallo".
"Il Destino di Zio Paperone" spicca anche per i testi e per il linguaggio dei personaggi.
Da parole erudite ad importanti concetti conoscitivi che faranno dire con orgoglio alle nuove generazioni "l'ho imparato leggendo Topolino!", la storia e i suoi dialoghi sono una ventata di aria fresca, spingendosi nella direzione ormai solcata dal settimanale sotto la guida di Alex Bertani, facendo si che "Topolino" come pubblicazione si sia affermato per qualità tanto narrativa quanto artistica.
C'è un altro elemento importante nei dialoghi, ovvero le battute e la caratterizzazione dei personaggi.
Ci sono passaggi dove il confronto tra Zio Paperone e Battista, o ancora tra Zio Paperone e Paperino, fanno scompisciare dal ridere, perché sottolineano la caratterizzazione da "vecchio taccagno" del primo.
Non è scontato che certi passaggi avvengano, che una storia, per quanto ben scritta e disegnata, presenti dei testi brillanti.
In questo caso è avvenuto e quindi tanto di encomio a Fabio Celoni per aver trovato un linguaggio irriverente, erudito e coinvolgente per ogni target di lettore.
Parliamo ora dei disegni.
Premesso che c'è ormai ben poco da dire sulla maestria artistica di Celoni, moderno Maestro Disney, ancora una volta vediamo come il buon Fabio abbia, non solo messo una cura certosina dei dettagli nelle tavole, ma anche cercato di spingere il proprio tratto in altre direzioni.
Se prendiamo come precedente asticella di livello artistico la trilogia horror disneyana, notiamo qui delle sostanziali differenze.
Ad esempio, pur mantenendo una curvilinea morbidezza del tratto che amplifica le rotondità disneyane, in questa saga Fabio Celoni sembra muoversi in una direzione molto più aperta e luminosa, lasciando solo quando necessario, spazio alle ombre e al tratteggio estremamente fitto, permettendo così ai colori di Luca Merli di ampliare atmosfere ed emotività del racconto.
Anche la resa visiva anatomica dei personaggi pare differente dal passato. 
Pur continuando a sfruttare la peculiare recitazione anatomica della rotondità dei corpi disneyani, vedi ad esempio il modo di muoversi e di recitare di Archimede, Paperino e Paperone stesso, che rispecchia la caratterizzazione dei personaggi, in questo racconto, come già in parte accennato in precedenza nella storia "Zio Paperone e i Tempi nel Klondike", Fabio Celoni sembra cercare una definizione più pop dinamica del disegno, dando maggiore slancio e una più netta linea cinetica, trovando un giusto compromesso visivo tra la propria e marcata impronta autoriale e la visione artistica d'insieme del settimanale. 
E' un tratto molto più incisivo, molto più energico, che non permette alla storia di rallentare, che mostra uno storytelling formidabile di vignetta in vignetta, di tavola in tavola e di capitolo in capitolo.
A livello artistico la storia riesce a mettere d'accordo i gusti di più generazioni di lettori, dal target principale del settimanale che cerca un disegno attento e ritmato, alla vecchia guardia a cui appartengo che cerca un disegno curato nei dettagli di costume, scenografia e anche anatomia.
Le tavole di questa storia sono spettacolari, lasciano il lettore letteralmente a bocca aperta.
Senza dubbio l'apporto al colore di Luca Merli è stato non solo importante ma anche fondamentale per la resa finale del progetto.
Un occhio attento nota come il rapporto professionale d'intesa tra disegnatore e colorista faccia la differenza.
Qui il colore da anima al disegno, fa risplendere emozioni ed atmosfere, amplifica l'effetto wow e ti costringe piacevolmente a soffermarti sulla tavola, a coglierne ogni singolo dettaglio.
Vediamo ad esempio come le atmosfere notturne siano splendidamente rese, facendo sì che disegno e colore si uniscano in un unico elemento visivo.
O ancora, come il colore sia estremamente necessario e necessiti di particolari e curate sfumature a seconda dell'ambientazione.
Le ormai sorpassate tinte piatte del passato avrebbero demolito questo fumetto, per fortuna che il colore ha trovato da tempo la propria strada sulle pagine del settimanale.
Nel complesso quindi una storia molto bella, accompagnata al suo esordio da una copertina pittorica rivoluzionaria per il settimanale.
Nel suo aspetto originale dimostra un'impronta visiva tributiva a Caravaggio, alla sua emotività umana e concreta, al sapiente rapporto tra luci ed ombre con il loro gioco che va a plasmare la realtà.
Un'illustrazione che coglie appieno l'essenza dell'opera, un personaggio riportato alle proprie povere radici, con una spettrale ombra minacciosa che incombe su di lui ed una luce che emerge da un decino, fonte della ricchezza del personaggio.
Che poesia in quella illustrazione, così incisiva, così emotiva!
Per concludere quindi, una nuova grande storia che brilla per narrazione, testi, disegni e colori, che si afferma senza dubbio come un nuovo grande classico disneyano a fumetti e che celebra alla perfezione l'importante anniversario del personaggio di Zio Paperone, ben 75 anni di vita editoriale!
Non si poteva puntare su un cavallo migliore per celebrare questo personaggio!
In attesa di una riedizione cartonata in grande formato, che sono certo arriverà e che senza dubbio celebrerà nuovamente Zio Paperone e il lavoro di Fabio Celoni e Luca Merli, potete recuperare l'intera saga a puntate sia in edicola, attraverso il servizio arretrati di Prima Edicola, sia in fumetteria.
Se già non l'avete letta, fatevi un regalo di inizio anno e recuperatela, non ve ne pentirete!

Vi abbiamo stuzzicato la curiosità?
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LO STAFF DI ASSOCIAZIONE CULTURALE BERGOMIX

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mercoledì 11 gennaio 2023

CONSIGLI ALLA LETTURA - PUNTATA 03/23: "SUPERMAN '78 - L'ATTACCO DI BRAINIAC"

Carissimi ed affezionati followers di Bergomix, nonché ineguagliabili lettori di fumetti, bentornati ad una nuova puntata della nostra rubrica di consigli alla lettura di fumetti.
Grazie alla recensione del nostro Presidente andremo a proporvi uno dei tantissimi titoli interessanti della Nona Arte presenti sul mercato italiano.

"SUPERMAN '78 - L'ATTACCO DI BRAINIAC"





Editore: Panini Comics
Sceneggiatura: Robert Venditti
Disegni: Wilfredo Torres
Formato cartonato, 144 pagine a colori, prezzo di copertina €19,00

Quando i nostri amati fumetti vengono adattati sul grande o sul piccolo schermo, possono accadere due cose.
Nel peggiore dei casi ne nasce un adattamento poco brillante e indegno del grande lavoro che professionisti della Nona Arte hanno forgiato per decenni.
Nel migliore dei casi ne nasce un gioiellino immortale e che rimane per anni nel cuore degli appassionati, riuscendo talvolta ad unire diverse generazioni di spettatori.
Pensiamo ai Batman di Tim Burton e Christopher Nolan, pensiamo ai Green Arrow e Flash di Greg Berlanti e tantissimi altri.
Uno su tutti, il film che ha spinto l'uomo a credere di poter volare (senza l'ausilio di mezzi), è il Superman di Richard Donner, prodotto da Mario Puzo ed interpretato dal leggendario Christopher Reeve.
La visione di Donner ha influenzato, per oltre 40 anni, registi, scrittori, sceneggiatori, disegnatori, costumisti e tantissime altre categorie dell'industria dell'intrattenimento, segnando profondamente anche noi appassionati dell'Azzurrone.
In tantissimi abbiamo trovato in "Superman III" di Richard Lester e "Superman IV" di Sidney J. Furie un sequel poco degno del lavoro di Donner, dovendo aspettare sino al 2006 il "Superman Returns" di Bryan Singer per un sequel altrettanto epico e, successivamente, il crossover evento televisivo "Crisi sulle Terre Infinite" per vedere concludere (almeno per ora) l'arco narrativo del personaggio.
Ma la sete di conoscenza relativa a questo universo narrativo è sempre stata fortissima, arrivando quindi alla creazione di una vera e propria miniserie a fumetti perfettamente in continuity narrativa con quegli eventi.
"Superman '78" nasce proprio come esigenza di rispolverare questa visione di Superman e del suo universo, andando a proporre un'intero nuovo capitolo che arricchisce l'evoluzione di tutto il cast principale di personaggi.
Ecco quindi che oltre a Superman ritroviamo anche Lex Luthor, reso uguale ed interessante come Gene Hackman riuscì a fare a suo tempo, Lois Lane che continua nello sviluppare il doppio legame con Supes e il suo alterego terrestre Clark Kent, e ancora Perry White, Jor-El e Lara Zor-El.
Robert Venditti, che possiamo considerare tra i migliori sceneggiatori in casa DC Comics negli ultimi dieci anni editoriali, tesse una storia intrigante, che ti spinge a volerne sapere sempre di più, inserendo un'inedita, ma di vitale importanza, pedina avversaria: Brainiac.
Considerato uno dei più grandi e letali avversari di Superman, Brainiac viene qui reso minaccioso esattamente come la sua controparte fumettistica classica, riuscendo però a sposare totalmente l'atmosfera sociale e visiva a cavallo tra gli Anni 70 e 80.
La sua minaccia aliena, fredda ed incombente, praticamente inarrestabile, ben si concilia con la Metropolis dipinta da Richard Donner, la sua visione "sopra i confini tra Bene e Male", ben si scontra con la limpida pazzia criminale di Lex Luthor.
Superman viene concretamente spinto nell'angolo, ritroviamo perfettamente l'interpretazione di Christopher Reeve che riuscì a conciliarne ambo le anime divino-mitologica ed umana.
Il racconto è anche un'occasione per approfondire ulteriormente la società kryptoniana e la famiglia biologica di Supes, favorendo ad un certo punto un attento confronto generazionale padre-figlio, che si spinge anche in un confronto intellettuale tra popoli.
Superman si dimostra l'esatto anello di giunzione tra Krypton e la Terra, l'ultimo figlio di un mondo ormai spazzato via e l'uomo del domani della nostra civiltà.
"Andrai molto lontano, mio piccolo Kal-El. Ma noi non ti lasceremo mai, persino di fronte alla nostra morte. Vedrai la tua vita attraverso i miei occhi, così come io vedrò la tua attraverso i miei. Il figlio diventa padre e il padre diventa figlio". 
Ancora oggi, ancora adesso, queste parole pronunciate nel primo film mi risuonano in mente e le trovo perfette per descrivere le intenzioni di Venditti nell'inquadrare i rapporti nella Famiglia El.
Ai disegni troviamo il tratto semplice, lineare ed estremamente preciso di Wilfredo Torres che per la DC Comics aveva già lavorato su un'altra icona, nata dal connubio tra fumetto e televisione, il "Batman '66".
Torres con la sua precisa e relativamente classica costruzione della tavola prende mano alla regia dell'opera dando forma alla visione di Venditti, riproponendo quel mondo, quell'ambito storico-sociale americano che avevamo amato nel film di Donner.
Pur con una linea semplice, tavole e vignette paiono molto curate nei dettagli ed estremamente dinamiche, evitando l'effetto "foto romanzo" e mantenendo attivo e serrato lo storytelling.
Le tavole sono di una incredibile leggibilità, consentendo ai personaggi di prendere la giusta dimensione, il giusto spazio sul palcoscenico della lettura.
La recitazione anatomica e della mimica facciale è scolpita perfettamente, andando ad incalzare la medesima messa in atto all'epoca da Hackman, Reeve, Marlon Brando e Margot Kidder.
I personaggi parlano, divengono totalmente empatici col lettore, grazie alla precisa fusione tra sceneggiatura e disegno.
Una bellissima opera a fumetti, un vero gioiellino di Casa Dc Comics che l'editore italiano Panini Comics propone in un'unica soluzione nella vincente formula editoriale DC Collection, un bel cartonato compatto, dall'ottima qualità di stampa e robustezza, con un prezzo in linea con quello del mercato (che ricordo essere inflazionato da un grave problema dei costi della carta e della rilegatoria).
Potete trovare il fumetto in libreria e in fumetteria.

Vi abbiamo incuriositi?
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martedì 10 gennaio 2023

CONSIGLI ALLA LETTURA - PUNTATA 02/23: "TUGÈIN"

Bentornati carissimi lettori di fumetti ed ineguagliabili followers di Bergomix alla seconda puntata del 2023 della nostra rubrica di consigli alla lettura di fumetti.
Oggi andremo a proporvi, grazie alla recensione del nostro Presidente, una vera chicca, la nuova graphic novel firmata dall'ormai rodata coppia formata da Bruno Bozzetto (testi) e Gregory Panaccione (disegni).

"TUGÈIN"







Editore: ReNoir Comics
Sceneggiatura: Bruno Bozzetto
Disegni: Gregory Panaccione
Formato cartonato, 96 pagine in bianco e nero, prezzo di copertina 19,90€

Dopo l'acclamata graphic novel di successo del 2018 "Minivip&Supervip - Il Mistero del Via Vai", lo straordinario genio narratore di Bruno Bozzetto e l'incredibile tratto sopraffino di Gregory Panaccione tornano a fare squadra con un nuovo ed inaspettato progetto.
Partendo già dal titolo, che verrà poi spiegato nel corso del racconto divenendone vero e proprio motore, Bozzetto e Panaccione accompagnano il lettore in un mondo apparentemente lontano e fantasioso, che si rivelerà essere uno dei riflessi della nostra realtà.
Ancora una volta l'Uomo viene indagato nel suo essere, non sempre positivo, nella sua intima curiosità, in una sorta di rielaborazione del Mito di Pandora.
Un viaggio nel Fantastico che in realtà è concreto e a portata dell'occhio umano, dove scienza ed umanità si confrontano, si affrontano, ponendo attenzione a quesiti indagatori.
Fin dove è giusto spingersi per il bene dei più? L'uomo è più egoista o egocentrico? Quanto è legato il mondo invisibile della Natura alla quotidianità dell'umanità?
Bruno Bozzetto, come ci ha ben abituati, propone una storia dove il sorriso si alterna alla riflessione, dove lo spettatore, o per meglio dire il lettore, assiste in parte attiva al racconto, venendo segnato dalle tappe del viaggio.
Gregory Panaccione, come già aveva ben dimostrato in altre opere, coglie appieno la visione di Bozzetto, restituendo uno scenario ed un imprinting artistico degno del grande genio dell'animazione italoeuropea. 
Panaccione riesce a soppesare e a far coesistere la vena umoristica e una linea realistica, definendo tratto dopo tratto, confini, scenari, oggetti e protagonisti.
Che meraviglia il suo sfruttare appieno la recitazione anatomica e dei volti dei personaggi. 
Smorfie e gestualità dettano i ritmi e le atmosfere del racconto, con tavole incredibilmente curate, dove il nero dell'inchiostro scolpisce il bianco della carta, dove lo storytelling è vivo ed acceso.
Forse ancor più in quest'opera, che in altre, possiamo ben ammirare la forza del tratto di Panaccione che risplende e stupisce, andando persino a ricordare grandi firme del passato come l'americano Bill Everett o lo svizzero Rodolphe Toppfer.
Nel complesso una bellissima lettura, un pregevole gioiellino che si candida a divenire uno dei migliori titoli a fumetti di quest'inverno.
L'edizione proposta da ReNoir Comics per il mercato italiano risulta ben curata per forma e qualità, con un rapporto qualità/prezzo in linea con proposte di mercato simili.
Potete trovare e recuperare il fumetto in libreria e in fumetteria.

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